
Dal Profondo
Blog di Nicola d'Antonio
Per chiarimenti, suggerimenti, critiche,
segnalazioni di errori (non mancano mai), proposte, ecc.

n. 1 - Come immaginare la notte
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Professore, non capisco come mai l’uomo non riesca a staccarsi da quella che chiamiamo “la rappresentazione ingenua della realtà”. Quella primitiva che nasce nella nostra mente elaborando gli stimoli diretti che provengono dai nostri sensi. Mi chiedo: Perché utilizziamo così poco la conoscenza acquisita?
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Forse qualcuno ti ha parlato della Terra piatta?
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No. Per fortuna patologie culturali di questo tipo sono rarissime. Mi riferivo al fatto che (non prendermi per scema) molti vivono la loro vita quotidiana come se l’universo fosse un ente astratto, incorporeo, al di fuori della realtà oggettiva. Non so se mi sono spiegata. Secondo me noi esseri umani non crediamo veramente che esista uno spazio immenso del quale, con il nostro piccolo pianeta, occupiamo solo un volume infinitesimo.
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Ogni individuo è un’entità che arricchisce lo spirito osservando il mondo esterno con i propri sensi. Viviamo tutti dentro una specie di laboratorio, di centro di osservazione fondamentale per l’entità spirituale. Non possiamo staccarci dai limiti del riferimento imposto dal nostro corpo se non andando oltre, utilizzando la fantasia e l’immaginazione. Ma queste virtù riescono a creare rappresentazioni più evolute solo se assistite da una conoscenza scientifica aggiornata e carica di passione. Solo così nasce il desiderio di rielaborare il mondo interno. Se l’individuo è preso dai propri bisogni quotidiani inevitabilmente si adatta sui modelli più ingenui. Inoltre sai bene che la conoscenza eleva lo spirito, ma sai anche che quella individuale è fugace, vive nel breve arco di pochi anni e poi svanisce. È dunque nostro dovere diffonderla tra i simili in modo da incrementare il sapere umano, come patrimonio globale. Ognuno di noi è chiamato a essere guida per l’altro, stimolandolo alla ricerca, all’analisi, alle deduzioni e alla gestione del dubbio. Senza mai aspettarsi applausi o consensi, senza mai sentirsi diverso, né in negativo, né in positivo. È la modestia che ci dimensiona in modo adeguato e ci impedisce di sprofondare schiacciati da una realtà universale che mostra, sempre più, una complessità forse sovrumana. Ma spiegami, da dove nasce la tua riflessione?
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Ieri notte, osservando le stelle, mi sono chiesta: Come conviene pensare al giorno e alla notte? Non sono stati che pervadono ogni zona dell’universo. Sono ambienti percepiti da esseri confinati su un pianeta che ruota, illuminato da una stella relativamente vicina. Mi affascina la visione globale del cosmo, la presenza di sorgenti luminose, come il Sole e le stelle, che emettono luce, in grandi quantità, in uno spazio dove, nonostante queste radiazioni, seguita a regnare il buio.
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Tu che rappresentazione hai della notte?
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La vedo come un’eclisse di Sole coperto dalla Terra.
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Come la osservano gli astronauti che ruotano intorno al nostro pianeta?
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Esatto!




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Io preferisco pensarla come l’ombra della Terra. Immagina di spostarti da una zona assolata all’ombra di un albero. Se ci pensi bene è quasi la stessa cosa.
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Ma dietro l’albero non c’è il buio notturno. Gli oggetti ombrati si seguitano a vedere!

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Certo! Ma solo perché l’ombra dell’albero non oscura l’illuminazione dell’atmosfera locale che, diffondendo la luce assorbita dal Sole, illumina i corpi ombreggiati e li rende visibili. Nel caso dell’ombra creata dall’eclissi di Sole coperto dalla Luna l’atmosfera locale non è illuminata e nella zona interessata c’è buio notturno.

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Professore, io seguito a pensarla come un eclissi del Sole coperto dalla Terra. Mi piace di più.
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Bene! È sicuramente una visione più moderna della mia.
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Grazie Professore.