
Dal Profondo
Blog di Nicola d'Antonio
Per chiarimenti, suggerimenti, critiche,
segnalazioni di errori (non mancano mai), proposte, ecc.

Il buio
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Il buio
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La palude
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Il vecchio ponte

A sera, tra i monti,
quando il buio,
nascosto tra le foglie,
inonda le valli
per danzare con il vento.
La palude

All’alba
l’orizzonte bruno si stacca dal cielo,
il chiarore mattutino macchia le nuvole,
il mare specchia i primi raggi del sole
il soffio d’autunno accarezza le foglie.
Il vecchio ponte

Ricordi?
La mattina, all’alba
ci nascondevamo sotto il vecchio ponte
ad aspettare il primo viandante.
Il contadino lo attraversava
con il mulo carico di legna,
con il suo caratteristico calpestio,
e noi soffocavamo, con complicità,
i nostri sorrisi infantili.
Oggi, quando il sonno sparisce dalla stanza
e il buio dipinge le strade,
mi tornano in mente
quei pensieri ingenui
carichi d’inconsapevole futuro.
Borgo natio
Da questo volante la notte propone scenari che si alternano nel tepore della mia auto, scorrono tristi e veloci, come in un malinconico film. I fari illuminano tunnel di alberi, curve, discese, salite, rami mossi dal vento, ombre e bagliori. Devo raggiungere Luca, il mio caro amico improvvisamente scomparso. Voglio assistere al suo funerale. Ci siamo lasciati venti anni fa. Eravamo ancora adolescenti, giocavamo insieme in questo paesino di campagna, tra galline, volti insecchiti dal tempo e tramonti indimenticabili. Ora che è morto i ricordi improvvisamente mi assalgono, dominano la mia mente e non mi lasciano in pace. Affiorano sorrisi, sento le grida nelle valli, i fischi, il mormorio delle innumerevoli discussioni lungo i viali. Il passato ritorna con forza, in ogni istante, a riproporre la vecchia domanda senza risposta che, con complicità, ci facevamo: che senso ha tutto questo?
Come eravamo giovani! ed ingenui! Avevamo il tempo per le domande, anche per quelle senza risposte. Vivevamo tormentati, trascinati ma speranzosi. Ci accumunavano le critiche al borgo, la repulsione per il consueto, il rifiuto dell’ipocrisia, delle regole bigotte e la voglia di andare via, per rinascere, per ricominciare. Non ho mai capito perché sei tornato a vivere qua, a morire in campagna, tra queste mura piene di malinconici ricordi. Vivevamo il presente come una condanna, una provocazione del fato, una sfida. La fuga era l’unica speranza, alla ricerca di nuovi spazi, di nuovi mondi, senza confini.
La nostra amicizia era cresciuta insieme a noi. Abbiamo condiviso le paure, i primi amori ma soprattutto il desiderio di vivere l’avventura. Fare qualcosa di strano per staccarsi dal consueto, era questo il nostro motto. Bastava affermare di aver visto uno strano lupo girare nel bosco o una fata luminosa vicino al ruscello ad alimentare la curiosità morbosa, ad accendere la fantasia. Spesso raccontavamo storie fantastiche giurando che erano vere, accadute in paesi molto lontani, mentre il tempo scorreva verso il futuro, inesorabilmente. Ricordo le scalate lungo i ripidi pendii, le notti d’estate quando uscivamo di nascosto per andare sotto il ponte ad aspettare l’alba. Le rane gracchiavano e l’umidità penetrava nelle ossa. Scommettevamo la cara fionda a chi indovinava quale viandante attraversasse per primo il vecchio ponte. Immancabilmente arrivava il contadino con il mulo carico di legna e con il suo caratteristico calpestio, e noi soffocavamo, con complicità, i nostri ingenui sorrisi.
Adesso questi luoghi profumano di passato. Non riesco ad immaginarli senza la tua presenza, mi sembrano diversi. È come se i ricordi si sentissero improvvisamente soli e lo spazio e il tempo fossero radicalmente trasformati… È vero! Il tempo modifica tutto, gli scenari si nascondono nell’oblio, i colori sbiadiscono. Assisterò al funerale, tra volti consueti, inanimati, con il sapore della smorfia nei sorrisi. L’amaro scivolerà nelle vene e il dolore si farà spazio sulla pelle.
Addio Luca. Forse non siamo riusciti a fuggire, non abbiamo mai abbandonato il borgo. Siamo rimasti in questi luoghi, imprigionati in una grotta, in attesa. Oggi il tutto si scioglie, come in un sogno dove la realtà svanisce.
Peccato! Se riuscissi a far uscire questa lacrima dal mio cuore forse potrei archiviare i ricordi, abbandonare per sempre il passato e tornare a vivere, finalmente libero.