
Dal Profondo
Blog di Nicola d'Antonio
Per chiarimenti, suggerimenti, critiche,
segnalazioni di errori (non mancano mai), proposte, ecc.

L’ultimo fiore
Solo
nel vento,
tra palazzi abbandonati
alla monotonia del tempo,
su questo pianeta distrutto,
alla ricerca sofferta dell’ultimo lombrico,
dell’ultimo fiore.
Lo sguardo si perde in scenari desolati.
Lo spazio sprofonda nella solitudine cosmica.
La vittoria della morte.
Dallo stomaco risale una lacerante amarezza
che invade la testa e prova ad uscire,
dagli occhi, dalla bocca,
dalla storia.
Anni di ottusa violenza sulla natura,
di frastuono devastante.
Sconforto
Il rosso del tramonto colora le gocce di rugiada
e, colpito da una speranza,
fuggo da questo salto nel futuro.
Abbandonarsi
Torna attraverso le notti,
viaggia tra i tramonti,
malinconica esistenza.
Spezza ogni dubbio
e desideri di fuggire.
Torna tra i cespugli,
attraverso i ruscelli,
malinconico essere.
Lascia questa mano sanguinante
e vai distrutta tra povertà.
Lascia che la foglia invecchiata cada,
che i miei occhi penetrino le letture
accarezzando la carta.
Lascia che il tempo mi trasporti
tra il passato ed il futuro.
Pubblicato sul “Il Federiciano – 2014” – Aletti Editore
Confusioni
Ho visto gente che parlava sulla piazza.
Ora parleranno altri.
Ma… le stesse case,
la stessa strada.
Un negozio di inutili gesti,
un ballo,
l’umanità tremenda
e i nostri libri.
Sull’albero c’era un nido
la tempesta l’ha distrutto.
Quel vecchio, caro vecchio,
sarà morto.
Io sono qui.
Potrei essere altrove
e vivrei diverso.
Un ramo esce sulla strada
e col sole proietta la sua ombra sulla terra.
Un verme l’ha attraversata,
ed ora… non so,
non so cosa farò,
forse amerò.
C’è una donna che m’aspetta,
ma non capisce
che quel ramo sono io
e la sua esistenza giustifica la mia.
La palude
Nel bosco,
quando tutti dormono,
la cagna infreddolita si rannicchia,
il tempo cammina più lento
come su pianeta inesplorato
e una profonda quiete si posa sulla natura.
Viene voglia di tuffarsi nel lago
per godere il fresco,
entrare fra le canne
dove il sapore del mare si confonde
con le acque della palude.
Il pesce si muove lento,
libero tra i ceppi,
negli intervalli dei giorni,
lontano da occhi umani,
mentre l’orizzonte bruno si confonde con il cielo.
Ferisce il chiarore mattutino macchiare le nuvole,
il mare specchiare i primi raggi del sole
e il soffio d’autunno accarezzare le foglie.
Il rito
Tutti hanno salutato,
uno dopo l’altro,
come il rito suggerisce in ogni funerale,
quando il quotidiano cambia drasticamente
e la tristezza si impossessa dei volti.
Ti appresti al corteo,
confuso e perplesso.
Sai che lui non amava il dovuto sociale,
la prassi funzionale
che rende ripetitivo ogni evento,
che fugge dalla paura della morte,
che educa ad una vita consueta.
La velata ipocrisia che accompagna il normale
e che inibisce l’interesse per il diverso.
Ma oggi tu non ci sei
ed io sono solo, sono debole.
Aspetterò la sera,
quando saremo di nuovo insieme,
per poter piangere liberamente.
Solitudine tremenda
Quando la solitudine ti opprime
e il vento richiama il mortale senso dell’uomo,
l’angoscia blocca il respiro.
La natura invadente entra nelle vene
e il volto smunto si accende.
Serve calciare qualche sasso,
lungo la riva,
per scaricare l’ossessione,
per posare le tue carni sulla sabbia
ed evitare i tremendi pensieri.
Guardati intorno…
condannato ad esistere.
Nel cielo una nuvola si contorce
tra il rosso morto di quel sole.
Ogni gesto,
ogni fugace amore,
ogni inutile sacrificio,
ogni speranza,
nulla giustifica la tua esistenza.
Il mare
Lo sguardo vola sulle acque estese
che livellano la superfice del pianeta.
Nel mondo sommerso
immensi spazi conservano la vita
dove regna l’armonia dei movimenti.
Quando muta in tempesta,
lungo le coste,
le onde fracassano con violenza sugli scogli
polverizzando nuvole che si alzano
e bagnano i primi alberi del bosco.
Al mattino si trasforma
e l’orizzonte lo separa dal cielo macchiato di nubi.
Di notte lento si fa spazio fra gli scogli,
specchia metallica la solitudine lunare.
Di giorno le ragazze si divertono col sole
e si sentono donne,
mentre poco lontano altre combattono per vivere.
Al largo le correnti affiorano
cariche di storia,
giocando con il tempo
trascinano le sofferenze passate,
urla dimenticate dagli uomini
ma scolpite nella memoria degli oceani.
Sulla riva il fango abbonda,
le orme del bambino si dissolvono nel nulla
e la sua chioma invecchia negli anni.
Il bosco
Entrando nel bosco
rilascio l’anima dai miei tormenti quotidiani.
Il sole penetrando tra le foglie
macchia il mio corpo.
Il silenzio umano amplifica i suoni.
Odo il fruscio degli alberi
accompagnare il mio respiro.
La frescura del ruscello risale dal pendio
ed accarezza il mio viso.
Uno scoiattolo a scatti sale su un albero.
Un uccello rompe il silenzio
e vola alla ricerca del cibo.
Sulla cima il sole riscalda i cocuzzoli
e nelle valli le nuvole si infiltrano tra gli alberi.
Sul grande lago le onde scivolano appena,
la riva si confonde con gli arbusti.
Le colline brulicano di vita.
Ogni buco contiene un’esistenza
e l’armonia si percepisce eterna.
L’ultimo giorno
È arrivato.
Ogni lacerante sospiro è sofferenza.
Gli eventi si trascinano a singhiozzi,
gli occhi si appannano,
le narici si infiammano
e la coscienza è confusa.
Il futuro è assente.
Ricordo appena una vita a progettare.
Fuori il sole bagna i bambini che giocano.
I loro richiami si dissolvono,
non riescono a penetrare la mia mente.
Percepisco l’avvicinarsi
dell’ultimo affannoso sospiro.
Vorrei fare un bilancio
ma il dolore mi soffoca, mi impedisce di riflettere,
di staccarmi da questo tormento.
Disturbano anche le lacrime dei presenti.
Avverto il rimpianto di aver vissuto come eterno,
di non essermi integrato con la natura.
Oggi il mio orologio si sbriciola.
È sera.
Non immaginavo fosse così faticoso morire.
Il sole invia l’ultimo saluto.
Finalmente la vita si spegne.
Paesaggi
Quando la pace conquista la mente
affiorano paesaggi liberi che volano
trascinati dal vento
in mondi sconfinati.
Illuminato dal sole,
in una spiaggia rossa di sabbia,
un cavallo galoppa
con la fantasia di un bambino.
Le onde rovesciano sulla riva
e il grano mormora danzando nell’oro.
Un vecchio cammina a fatica
con respiro affannoso
mentre i fiocchi di una bufera di neve
lo accecano
e la tempesta piega l’erba a fasci.
La stanchezza si confonde
con il piacere di vivere.
Tra i baffi umidi c’è il sapore della natura.
Un gatto dorme nella casa del bosco
ove il bimbo con le ginocchia graffiate,
vestito di stracci,
si rifugia nel suo mondo fantastico
per sfuggire alla realtà dell’adulto
e volare con le ali del tempo.
Il dubbio
Mi lascio cullare dalle onde,
trascinato su una barca senza meta,
nell’oceano della conoscenza.
Assaporo il piacere dell’ignoto
drogandomi con il sapere.
Al microscopio la realtà è diversa,
ci si ferma sul come e si lascia il perché.
Non c’è cosa più tremenda della speranza.
Ma il dubbio è un altro.
Già l’essere è fonte di dolore.
È conveniente esistere?
Condannato a cercare
tra le domande senza risposte,
nel passare degli anni,
senza alcuna possibilità di successo.
Paterno
Ho raccolto i tuoi passi sulla strada
per seguirli lungo i sentieri della vita
quando la solitudine assale.
Ho mischiato i tuoi sorrisi ai miei ricordi
per assaporare la gioia di vivere
quando la tristezza si fa spazio nella mente.
Ho messo nel cassetto le tue parole
per ascoltarle
quando sovviene la paura
Ho nascosto il tuo cuore dentro il mio
per averti sempre con me
ora che non ci sei più.