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L’ultimo fiore

 

Solo

nel vento,

tra palazzi abbandonati

alla monotonia del tempo,

su questo pianeta distrutto,

alla ricerca sofferta dell’ultimo lombrico,

dell’ultimo fiore.

 

Lo sguardo si perde in scenari desolati.

Lo spazio sprofonda nella solitudine cosmica.

La vittoria della morte.

 

Dallo stomaco risale una lacerante amarezza

che invade la testa e prova ad uscire,

dagli occhi, dalla bocca,

dalla storia.

 

Anni di ottusa violenza sulla natura,

di frastuono devastante.

 

Sconforto

Il rosso del tramonto colora le gocce di rugiada

e, colpito da una speranza,

fuggo da questo salto nel futuro.

Abbandonarsi

 

Torna attraverso le notti,

viaggia tra i tramonti,

malinconica esistenza.

 

Spezza ogni dubbio

e desideri di fuggire.

Torna tra i cespugli,

attraverso i ruscelli,

malinconico essere.

 

Lascia questa mano sanguinante

e vai distrutta tra povertà.

Lascia che la foglia invecchiata cada,

che i miei occhi penetrino le letture

accarezzando la carta.

 

Lascia che il tempo mi trasporti

tra il passato ed il futuro.

 

 

 

Pubblicato sul “Il Federiciano – 2014” – Aletti Editore

Confusioni                 

 

Ho visto gente che parlava sulla piazza.

Ora parleranno altri.

Ma… le stesse case,

la stessa strada.

Un negozio di inutili gesti,

un ballo,

l’umanità tremenda

e i nostri libri.

 

Sull’albero c’era un nido

la tempesta l’ha distrutto.

Quel vecchio, caro vecchio,

sarà morto.

Io sono qui.

Potrei essere altrove

e vivrei diverso.

 

Un ramo esce sulla strada

e col sole proietta la sua ombra sulla terra.

Un verme l’ha attraversata,

ed ora… non so,

non so cosa farò,

forse amerò.

C’è una donna che m’aspetta,

ma non capisce

che quel ramo sono io

e la sua esistenza giustifica la mia.

La palude

 

Nel bosco,

quando tutti dormono,

la cagna infreddolita si rannicchia,

il tempo cammina più lento

come su pianeta inesplorato

e una profonda quiete si posa sulla natura.

 

Viene voglia di tuffarsi nel lago

per godere il fresco,

entrare fra le canne

dove il sapore del mare si confonde

con le acque della palude.

 

Il pesce si muove lento,

libero tra i ceppi,

negli intervalli dei giorni,

lontano da occhi umani,

mentre l’orizzonte bruno si confonde con il cielo.

 

Ferisce il chiarore mattutino macchiare le nuvole,

il mare specchiare i primi raggi del sole

e il soffio d’autunno accarezzare le foglie.

Il rito

 

Tutti hanno salutato,

uno dopo l’altro,

come il rito suggerisce in ogni funerale,

quando il quotidiano cambia drasticamente

e la tristezza si impossessa dei volti.

 

Ti appresti al corteo,

confuso e perplesso.

Sai che lui non amava il dovuto sociale,

la prassi funzionale

che rende ripetitivo ogni evento,

che fugge dalla paura della morte,

che educa ad una vita consueta.

La velata ipocrisia che accompagna il normale

e che inibisce l’interesse per il diverso.

 

Ma oggi tu non ci sei

ed io sono solo, sono debole.

Aspetterò la sera,

quando saremo di nuovo insieme,

per poter piangere liberamente.

Solitudine tremenda              

 

Quando la solitudine ti opprime

e il vento richiama il mortale senso dell’uomo,

l’angoscia blocca il respiro.

La natura invadente entra nelle vene

e il volto smunto si accende.

 

Serve calciare qualche sasso,

lungo la riva,

per scaricare l’ossessione,

per posare le tue carni sulla sabbia

ed evitare i tremendi pensieri.

 

Guardati intorno…

condannato ad esistere.

Nel cielo una nuvola si contorce

tra il rosso morto di quel sole.

 

Ogni gesto,

ogni fugace amore,

ogni inutile sacrificio,

ogni speranza,

nulla giustifica la tua esistenza.

Il mare

 

Lo sguardo vola sulle acque estese

che livellano la superfice del pianeta.

Nel mondo sommerso

immensi spazi conservano la vita

dove regna l’armonia dei movimenti.

 

Quando muta in tempesta,

lungo le coste,

le onde fracassano con violenza sugli scogli

polverizzando nuvole che si alzano

e bagnano i primi alberi del bosco.

 

Al mattino si trasforma

e l’orizzonte lo separa dal cielo macchiato di nubi.

 

Di notte lento si fa spazio fra gli scogli,

specchia metallica la solitudine lunare.

Di giorno le ragazze si divertono col sole

e si sentono donne,

mentre poco lontano altre combattono per vivere.

 

Al largo le correnti affiorano

cariche di storia,

giocando con il tempo

trascinano le sofferenze passate,

urla dimenticate dagli uomini

ma scolpite nella memoria degli oceani.

 

Sulla riva il fango abbonda,

le orme del bambino si dissolvono nel nulla

e la sua chioma invecchia negli anni.

Il bosco

 

Entrando nel bosco

rilascio l’anima dai miei tormenti quotidiani.

Il sole penetrando tra le foglie

macchia il mio corpo.

 

Il silenzio umano amplifica i suoni.

Odo il fruscio degli alberi

accompagnare il mio respiro.

La frescura del ruscello risale dal pendio

ed accarezza il mio viso.

 

Uno scoiattolo a scatti sale su un albero.

Un uccello rompe il silenzio

e vola alla ricerca del cibo.

 

Sulla cima il sole riscalda i cocuzzoli

e nelle valli le nuvole si infiltrano tra gli alberi.

Sul grande lago le onde scivolano appena,

la riva si confonde con gli arbusti.

 

Le colline brulicano di vita.

Ogni buco contiene un’esistenza

e l’armonia si percepisce eterna.

L’ultimo giorno

 

È arrivato.

Ogni lacerante sospiro è sofferenza.

Gli eventi si trascinano a singhiozzi,

gli occhi si appannano,

le narici si infiammano

e la coscienza è confusa.

Il futuro è assente.

 

Ricordo appena una vita a progettare.

Fuori il sole bagna i bambini che giocano.

I loro richiami si dissolvono,

non riescono a penetrare la mia mente.

Percepisco l’avvicinarsi

dell’ultimo affannoso sospiro.

 

Vorrei fare un bilancio

ma il dolore mi soffoca, mi impedisce di riflettere,

di staccarmi da questo tormento.

Disturbano anche le lacrime dei presenti.

Avverto il rimpianto di aver vissuto come eterno,

di non essermi integrato con la natura.

 

Oggi il mio orologio si sbriciola.

È sera.

Non immaginavo fosse così faticoso morire.

Il sole invia l’ultimo saluto.

Finalmente la vita si spegne.
 

Paesaggi

 

Quando la pace conquista la mente

affiorano paesaggi liberi che volano

trascinati dal vento

in mondi sconfinati.

 

Illuminato dal sole,

in una spiaggia rossa di sabbia,

un cavallo galoppa

con la fantasia di un bambino.

Le onde rovesciano sulla riva

e il grano mormora danzando nell’oro.

 

Un vecchio cammina a fatica

con respiro affannoso

mentre i fiocchi di una bufera di neve

lo accecano

e la tempesta piega l’erba a fasci.

La stanchezza si confonde

con il piacere di vivere.

Tra i baffi umidi c’è il sapore della natura.

 

Un gatto dorme nella casa del bosco

ove il bimbo con le ginocchia graffiate,

vestito di stracci,

si rifugia nel suo mondo fantastico

per sfuggire alla realtà dell’adulto

e volare con le ali del tempo.

Il dubbio

 

Mi lascio cullare dalle onde,

trascinato su una barca senza meta,

nell’oceano della conoscenza.

Assaporo il piacere dell’ignoto

drogandomi con il sapere.

 

Al microscopio la realtà è diversa,

ci si ferma sul come e si lascia il perché.

 

Non c’è cosa più tremenda della speranza.

 

Ma il dubbio è un altro.

Già l’essere è fonte di dolore.

È conveniente esistere?

Condannato a cercare

tra le domande senza risposte,

nel passare degli anni,

senza alcuna possibilità di successo.

Paterno

 

Ho raccolto i tuoi passi sulla strada

per seguirli lungo i sentieri della vita

quando la solitudine assale.

 

Ho mischiato i tuoi sorrisi ai miei ricordi

per assaporare la gioia di vivere

quando la tristezza si fa spazio nella mente.

 

Ho messo nel cassetto le tue parole

per ascoltarle

quando sovviene la paura

 

Ho nascosto il tuo cuore dentro il mio

per averti sempre con me

ora che non ci sei più.

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